WishmasterRecensione di Ambra C.
Dal punto di vista compositivo, i Nightwish hanno raggiunto una maturità, che contribuirà a renderli i leader indiscussi del symphonic power metal; preponderante, in questo album, è il suono delle chitarre, mentre le tastiere hanno meno rilievo, a differenza dei due precedenti lavori. Il filo conduttore dell’album oscilla tra il mondo del sogno e quello della realtà, mentre l’artwork dai colori caldi, concentrato sulle sfumature dell’arancio, del marrone e del giallo, ci mostra sullo sfondo un paesaggio dai contorni sfumati dalla nebbia e in primo piano un bambino con le braccia protese verso il cielo, chiaramente identificabile con il protagonista di Dead Boy’s Poem. Domina la scena sul lato destro del quadro una sequenza di cigni, simbolo di purezza, il cui canto in punto di morte esprime il desiderio che muove alla vita. L’album si apre in un’esplosione di energia con She Is My Sin, sicuramente uno dei pezzi più rappresentativi della band: l’interpretazione di Tarja è potente, convincente, seducente e le sue parole, che esprimono peccato e desiderio, creano insieme alle tastiere un’atmosfera di rara intensità. Segue The Kinslayer, brano dall’impianto power, il cui testo riflessivo fa riferimento al massacro in Colorado del 1999, quando, presso la Colombine High School persero la vita 15 ragazzi. E’ricco di pathos il duetto tra Ike Vil e Tarja sul finire della canzone: le parole pronunciate richiamano esplicitamente le frasi degli assassini registrate in un video. La dolcissima Come Cover Me si abbandona in un mondo di puro amore e passione, cullato dal sussurro dei flauti e rallenta per un momento il ritmo dell’album. Il desiderio di esplorare mondi incantati viene espresso con grande poesia ed introdotto con un melodioso assolo di chitarra in Wanderlust, il quarto pezzo dell’album, al quale segue Two For Tragedy, canzone dal cupo sapore decadente, nel quale la soave voce di Tarja, a tratti accompagnata dal coro, sembra sfiorare appena questa superficie colma di tristezza. Wishmaster riporta una nota di energia proprio a metà dell’album: l’incisivo impianto speed/power accompagna l’ascoltatore in un mondo di fantasia e arcano folclore. La canzone si ispira a Le Cronache di Dragonlance, un ciclo fantasy, composto da tre libri e scritto da Margaret Weis e Tracy Hickman: la seconda strofa di questo brano, in particolare, fa riferimento a Dalamar, un elfo mago votatosi al male. Coinvolgenti gli assoli di chitarra e la vibrante ritmica della batteria. Bare Grace Misery e Crownless ci presentano una visione disincantata del mondo, una realtà che dona un senso di incompletezza e di tormento: nel primo pezzo la voce di Tarja si fonde perfettamente con la chitarra e il basso, mentre nel secondo domina un incalzante ed energico ritmo power. Deep Silent Complete è l’unico singolo estratto dall’album, pubblicato unicamente in Finlandia. Il testo della canzone dipinge il mondo dell’oceano, tematica tipica dei Nightwish. La voce di Tarja si identifica con il melodioso e ammaliante canto delle sirene, che spezza l’infinito silenzio del “profondo mare di velluto”. La voce di Sam Hardwick interrompe il cantato di Tarja in Dead Boy’s Poem, il cui testo rivela un’esistenza carica di romantica tristezza, malinconia e solitudine, mentre FantasMic, brano diviso in tre parti, si perde nel mondo della fantasia e vuole essere un chiaro omaggio sia alle già citate Cronace di Dragonlance sia alla Disney, le cui storie accompagnano da sempre l’infanzia di tutti i bambini: le allusioni a Peter Pan, alla Bella Addormentata nel Bosco, in attesa del bacio del vero amore, invitano a esprimere desideri e ad allontanarsi, anche solo per un momento, dalla realtà. L’alternanza tra parti lente e melodiose ad altre accelerate contribuisce a rendere FantasMic uno dei pezzi più significativi di questo terzo lavoro dei Nightwish. Sleepwalker, presente solo nella versione giapponese di Wishmaster, chiude l’album: siamo alla fine del sogno, in quel momento tra il sonno e la veglia, in cui vorremmo perderci ancora per un’ultima volta, prima di riaprire gli occhi su ciò che ci circonda.
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