Notizie flash
Collegati al Forum per commentare le ultime novità e conoscere altri fan dei Nightwish |
| Dark Passion Play |
| Discografia - Recensioni | |||
Dark Passion PlayRecensione di Valentina
Anche per questo disco, come per Once, i Nightwish si sono avvalsi della collaborazione di Pip Williams e della London Session Orchestra, presente praticamente in tutti i brani e in versione ampliata rispetto al precedente album, insieme al coro delle Metro Voices e a un vero e proprio ensemble gospel. Le sessioni orchestrali hanno impegnato ben otto giorni presso i leggendari Abbey Road Studios di Londra. Il significato del titolo, Dark Passion Play, è una questione aperta. A una prima lettura si potrebbe tradurre come “Oscura commedia di passioni”, ma “Passion Play” è anche un termine che è utilizzato per indicare la rappresentazione della Passione di Cristo. Questa ambiguità è frutto di una scelta voluta, lo stesso Tuomas ha dichiarato che entrambe le interpretazioni possono essere valide e sta all’ascoltatore decidere quale sia la più adatta. Un’atmosfera oscura, rabbiosa e malinconica permea l’album, interrotta solamente da Amaranth, il primo singolo, un raggio di luce nelle tenebre di Dark Passion Play. Non mancano i riferimenti alle vicissitudini relative al licenziamento di Tarja, che sicuramente ha lasciato cicatrici profonde in Tuomas, principale compositore e unico autore di tutti i testi. Tuttavia non tutto il disco si concentra sui i recenti avvenimenti, si trovano anche ispirazioni diverse, come la nostalgia per l’infanzia in For The Heart I Once Had e Meadows Of Heaven, una vena più immaginaria in Sahara e The Islander, un filone un po’ noir in Cadence Of Her Last Breath e Whoever Brings The Night e riferimenti a Walt Whitman sparsi qui e là, in particolare in Seven Days To The Wolves, ispirata dal film L’Attimo Fuggente. A livello musicale si nota una certa continuità con Once per quanto riguarda l’uso dell’orchestra e in generale per la continuità che è possibile tracciare tra alcuni brani di Dark Passion Play con quelli del precedente lavoro. Non è difficile stabilire una sorta di relazione musicale tra Bye Bye Beautiful e Wish I Had An Angel o tra Sahara e The Siren. Ci sono però anche diversi nuovi spunti, come ad esempio l’introduzione di un coro gospel in Eva e Meadows Of Heaven, l’introduzione delle voci bianche in The Poet And The Pendulum, l’utilizzo di strumenti della tradizione celtica come la cornamusa e il violino folk o ancora di riferimenti alla musica tipica finlandese con l’utilizzo di un particolare strumento chiamato Kantele. Non va ovviamente dimenticato il contributo di Anette Olzon. Il suo modo di cantare è talmente differente da quello di Tarja che sarebbe insensato tentare un qualsiasi confronto. La voce operistica lascia il posto a un cantato moderno, a tratti rockeggiante ma molto versatile. Sorprende la capacità di Anette di adattarsi alle ballad più dolci così come ai pezzi più grintosi, mantenendo sempre inalterata la propria identità. La prova della cantante svedese si rivela senza dubbio convincente, ma non è possibile esimersi dal citare anche la prova di Marco Hietala, protagonista di due intere canzoni e sempre più presente dietro al microfono. Anche lui si destreggia con tecniche diverse da quelle che abitualmente gli abbiamo sentito utilizzare e ciò non fa che confermare le sue ottime doti di vocalist. Inusuale la scelta di aprire le danze con una suite da quasi quindici minuti: The Poet And The Pendulum. E’ evidente la citazione del racconto “Il pozzo e il pendolo” di Edgar Allan Poe, nel quale il pendolo altro non è che uno strumento di tortura, una sorta di spada di Damocle che oscilla avvicinandosi sempre di più alla sua vittima. Le cinque parti che compongono il pezzo sono una sorta di colonna sonora dalla potente capacità narrativa: la testa si riempie di immagini, come se si trattasse di un film immaginario. Impreziosiscono l’opera le voci bianche, che da narratrici diventano protagoniste in alcune parti recitate. Il tutto viene completato dai cori epici e dall’alternarsi al microfono di Anette e Marco. Dark Passion Play è un album impegnativo, difficile da metabolizzare in pochi ascolti; la durata, pari a circa 75 minuti, non facilita di certo il compito e non è il solo indice di complessità di questo disco. Gli arrangiamenti sinfonici si fanno più ricercati rispetto a Once e grazie a un sapiente songwriting il mix finale tra band e orchestra risulta più omogeneo ed equilibrato. Ciò che colpisce più di tutto è la validità delle composizioni, sempre più ricercate e curate. La nuova era dei Nightwish si apre con un altro capolavoro, un trionfo musicale in cui il gruppo, la band e l’orchestra sono tutti piccole tessere di un mosaico che rasenta la perfezione.
Tracklist:
|

