• Forum
  • YouTube
  • Myspace
  • Gallery
  • Facebook

Menu Principale

  • Home
  • Biografia
  • Membri
  • Discografia
  • Testi
  • Traduzioni
  • Recensioni
  • Nightmail
  • Studio Diary
  • Tour Info
  • Approfondimenti e Curiosità
  • Interviste
  • Archivio News
  • Web link
  • Photogallery
Facebook MySpace Twitter RSS Feed 

Cerca in Nightwish Italy


Immagine casuale

storytime_80.jpg

Designed by:
web hosting

Notizie flash

Collegati al Forum per commentare le ultime novità e conoscere altri fan dei Nightwish

Once
Discografia - Recensioni

Once

Recensione di Valentina


E' finalmente uscito Once, l'attesissimo album dei Nightwish, che giunge dopo il successo mondiale di Century Child e il relativo tour, che ha tenuto il gruppo lontano dalla Finlandia per più di un anno.
Sono tante le attese così come le paure legate a questo nuovo prodotto di Tuomas Holopainen & soci: prima di tutto ci si chiedeva se con quest'album il gruppo avesse potuto crescere ancora dal punto di vista artistico, a livello di composizioni e a livello di interpretazione.
D'altro canto non mancavano gli scettici che hanno visto nel cambio di etichetta (dalla Drakkar alla Nuclear Blast) non soltanto un miglioramento nella distribuzione e nella promozione della band, bensì una inevitabile "commercializzazione" del gruppo stesso.
E' chiaro che grazie a una major il disco potrà raggiungere livelli di vendite superiori al suo predecessore e questo anche grazie alla maggiore attenzione che la nuova etichetta dedica ai Nightwish, proponendo ai fan una varietà di versioni del disco: dall'edizione limitata, con custodia "sfilabile" al picture LP, al box in versione limitata.
Nonostante ciò questo prodotto non è un disco fotocopia di Century Child e, pur contenendo alcuni riferimenti ad Oceanborn, non segna un ritorno sulla strada di quell'album.

Once si differenzia marcatamente dai precedenti lavori, pur mantenendo una sorta di filo conduttore che lo lega a Century Child.
Questa continuità tra i due album si nota in molti aspetti: in primo luogo nelle tematiche affrontate, sempre legate alla speranza, alla poesia e ad atmosfere sognanti, con qualche inserto un po' bohemien come in Romanticide.
Vi è inoltre la presenza caratterizzante di Marco Hietala, bassista e cantante che è entrato nel gruppo a partire dal 2001 e che da quel momento è diventato una caratteristica imprescindibile della band.

Giocano un ruolo fondamentale anche le sperimentazioni con la voce di Tarja Turunen, che da tempo ha abbandonato l'ambito di esecuzione esclusivamente operistico (già ampiamente sviluppato, praticamente fino al limite, in Oceanborn e Wishmaster) per dedicarsi anche ad altre forme di canto che le permettono di fruire di una maggiore versatilità e di adattarsi con facilità ai sentimenti espressi nelle canzoni.
In brani come The Siren, Ghost Love Score e anche nelle bonus track inserite nelle diverse versioni singolo Nemo (su tutte White Night Fantasy) emergono le camaleontiche doti della voce di Tarja, capace di suonare come una vocina da folletto dei boschi così come una potente voce da soprano.
Un'altra caratteristica fondamentale di Once, ereditata dal precedente album, è la presenza dell'orchestra.
Ma se su Century Child gli arrangiamenti orchestrali facevano da sfondo all'armonia complessiva dei brani, su Once l'orchestra acquisisce maggior rilievo, diventando in pratica il sesto membro della band.
Per le registrazioni i Nightwish hanno utilizzato la London Session Orchestra (Presente in 9 delle 11 tracce), che ha suonato anche sulla colonna sonora di Lord of The Rings.
L'orchestra è stata diretta da Pip Williams, che, durante la sua carriera, ha collaborato anche con Status Quo e Uriah Heep.
Accanto al ruolo preponderante dell'orchestra il gruppo ha lavorato molto anche nel potenziamento del suono.
Su quest'album le chitarre emergono in modo prepotente, con suoni gravi e distorti, così come le linee di basso, sempre più Heavy.
La differenza con Century Child non è così evidente, mentre è davvero palese confrontando Once con Wishmaster o Oceanborn.

Rimanendo nell'ambito della chitarra di Emppu è da segnalare come, accanto a riff sempre più potenti e rumorosi, compaiano anche alcune parti di chitarra acustica, che fanno pensare agli esordi del gruppo con Angels Fall First.
Per quanto riguarda le composizioni, in generale si nota che Tuomas Holopainen ha seguito una vena compositiva sempre più orientata alla spettacolarità e alla forza d'impatto dei brani, con orchestrazioni complesse e che in alcuni punti assumono le caratteristiche tipiche di una colonna sonora. Non tutti i pezzi sono assimilabili al primo ascolto, ma siamo comunque in presenza di melodie molto orecchiabili e di ritmi e ritornelli trascinanti.

La canzone che apre Once è Dark Chest Of Wonders, con la frase: "Once I had a dream, and this is It". Questo brano è caratterizzato da un'introduzione travolgente, che comincia con chitarra e basso ai quali subito si allaccia la batteria, seguita man mano da elementi dell'orchestra che entrano susseguendosi in un crescendo di suoni e trasformandosi in una trascinante cavalcata.
Anche il coro ha una posizione abbastanza di rilievo, facendo da contrappunto alla voce di Tarja nelle strofe. Il ritornello molto melodioso e scorrevole ha le tipiche caratteristiche di una composizione dai toni power. Il testo fa riferimento a un ritorno all'infanzia e a ciò che più la caratterizza, in particolare alla meraviglia e alla fantasia.


Wish I Had An Angel sarà anche il secondo singolo tratto da Once e farà parte della colonna sonora del film Alone in the Dark (nelle sale a partire da ottobre 2004).
Questo pezzo contiene sicuramente elementi mai sperimentati prima dai Nightwish, anche se calati in un contesto abituale per i fan.
Per questo motivo potrebbe lasciare molti un po' sconcertati dopo il primo ascolto.
Il cantato parte subito, senza alcuna introduzione, con un duetto tra Tarja e Marco nei versi iniziali.
Subito irrompono le chitarre distorte, con un accompagnamento ritmico che sembra una batteria elettronica (quasi una citazione dei Ramstein).
Le strofe vengono cantate da Tarja, mentre Marco interpreta il ritornello, cantando con la sua tipica voce un po' roca e grintosa.
Vi è poi un intermezzo quasi parlato di Marco, sempre più arrabbiato, per poi giungere alla conclusione con la ripetizione del ritornello, che viene completato dalle backing vocals di Tarja, e con una serie di "I wish I had an angel" gridati a squarciagola da Marco.
Il risultato è sicuramente una canzone molto diretta, di quelle che entrano subito in testa e che non vogliono più uscire, perfetta per la resa live. L'alternarsi dei due cantanti può ricordare un po' l'esecuzione di Slaying the Dreamer.

Nemo è anche il primo singolo di Once.
Come tale è una delle canzoni più orecchiabili e immediate del nuovo album. Comincia con un'introduzione al pianoforte, seguita da un riff di chitarra e dal canto di Tarja, accompagnata dall'orchestra e dalla batteria. Nel ritornello fanno capolino anche la chitarra e il basso, in una struttura che si può riassumere come strofa soft e ritornello Heavy.
E' presente, inoltre, prima del vero e proprio finale, un inserto strumentale di orchestra che va a sfumare e ad accompagnare un assolo di chitarra semplice ma molto bello. Le tematiche della canzone sono legate alla voglia di sognare di nuovo e di ritrovare la propria identità.

Planet Hell è caratterizzata senza dubbio dalla presenza dell'orchestra e del coro, ai quali è affidata un'introduzione abbastanza lunga e carica di tensione, al termine della quale inizia il cantato di Marco, che si alterna alla voce di Tarja.
Se volessimo fare un parallelo con le canzoni di Century Child questo pezzo sarebbe accostabile a Dead to the World, anche se più d'impatto per la presenza dell'orchestra. Anche in questo caso il ritornello è ripetuto in coro dai due cantanti. Il tema affrontato è quello di un mondo ormai divenuto infernale, in cui anche i bambini sono in guerra e l'unico pensiero dell'uomo è "salva te stesso e lascia soffrire gli altri".


Creek Mary's Blood è un altro dei pezzi in cui sono state fatte delle sperimentazioni.
Questa canzone rievoca il genocidio degli indiani d'America da parte dell'uomo bianco, che ha schiacciato questo popolo che ha combattuto una lotta impari e si è visto depredare le sue terre.
La principale novità consiste nella partecipazione di una Guest Star, un artista Lakota di nome John Two Hawks. In questo brano suona un tipico flauto indiano e recita un poema nella sua lingua (le parole sono state scritte da Tuomas e poi tradotte da John Two Hawks), dando un'impronta davvero caratteristica all'intero pezzo.
Si tratta di una canzone costituita da una prima parte piuttosto lenta in cui Tarja canta accompagnata solamente dall'orchestra e dalla chitarra acustica. Vi è poi una ripresa, sostenuta da un incessante martellare di tamburi, che ricordano le danze delle tribù indiane. In questo frangente è evidente anche la partecipazione alle backing vocals di John Two Hawks.
La conclusione del brano è affidata alla recitazione del poema in Lakota mentre la musica di sottofondo sfuma.

The Siren colpisce subito per la tonalità orientaleggiante sulle note di una scala minore melodica.
In questo brano Tarja è la sirena, che chiama a sé il marinaio (forse Ulisse) Marco, che, legato, desidera raggiungerla ma può solamente sentirla e si interroga sul proprio futuro, mentre il vento trascina le sue vele lontano.
L'intero brano è percorso da dolci cori soffusi di sottofondo che ricordano il movimento delle onde e dell'acqua, sottolineato anche dall'arpa. E' particolare anche l'utilizzo dei violini, con suoni molto acuti, quasi distorti. Il ritornello è carico di sentimento e di passione.


Dead Gardens è una delle canzoni più decadenti e più heavy di Once. L'introduzione è affidata a un riff di chitarra e basso molto pesante.
La decadenza emerge dal testo, in particolare dai versi "All the tales are told / All the orchids gone / Lost in my own world / Now I care for dead gardens". L'intermezzo della canzone è costituito da un riff di chitarra che accompagna un recitato di Tarja.
Questo pezzo funge anche da introduzione verso una parte più cupa dell'album e si conclude con un breve riff di chitarra e batteria ripetuto ossessivamente che a un certo punto si trancia di netto.

Romanticide continua sullo stesso filone di Dead Gardens.
La chitarra sempre più pesante fa da contraltare ai vocalizzi di Tarja.
Anche in questo caso il testo è piuttosto triste e privo di speranze e probabilmente anche autobiografico. Ricompare, infatti, direttamente da Wishmaster, anche il termine Dead Boy, così caro a Tuomas Holopainen.
Particolare il finale, scandito e quasi solamente parlato da Tarja e Marco. Anche in questo caso c'è un riff molto movimentato che si conclude improvvisamente.

Ghost Love Score è uno dei pezzi più impegnativi dell'album, anche considerandone la durata, superiore ai 10 minuti.
Questa composizione è davvero variegata e, se mi si concede il paragone, può per certi versi somigliare a Bohemian Rhapsody dei Queen.
La prima parte è costituita da una pomposa introduzione di orchestra, seguita dall'esecuzione delle strofe di Tarja, alternate e miscelate al ritornello in crescendo cantato dal coro. Al termine di questa parte piuttosto ritmata ecco un intermezzo molto tranquillo in cui la voce di Tarja e i violini sono protagonisti. Questa piccola parte si conclude con un assolo di chitarra, semplice ma melodioso.
Inizia quindi un altro intermezzo, completamente strumentale, nel quale si possono ascoltare gli elementi dell'orchestra che fanno il loro ingresso ad uno ad uno, fino a introdurre maestosamente una nuova parte cantata, un po' più mossa delle precedenti e a tratti con le caratteristiche di un musical. In questa parte anche l'orchestra ha un ruolo preponderante, ripetendo alcuni degli elementi introdotti nell'intermezzo e nell'introduzione del brano.
Una nuova ripresa di canto, questa volta dolce e melodiosa, ma comunque più veloce di quella iniziale, introduce il vero finale, che riprende il primo ritornello, ampliandolo e allungandolo. La conclusione del brano è quindi affidata a una parte corale che va man mano sfumando.


Kuolema Tekee Taiteilijan è una ballata nella lingua madre dei Nightwish, il finlandese. E' caratterizzata da una melodia molto dolce e malinconica e dal cantato di Tarja, accompagnato solamente dall'orchestra. Questo pezzo è sicuramente adatto a mettere in risalto le capacità interpretative di Tarja, capace di trasmettere emozioni particolari anche a chi non conosce la lingua e quindi non può capire il testo. L'utilizzo dello Suomi fa pensare un po' ai tempi di Angels Fall First e della Splendida Lappi Lapland, anche se in questo caso l'atmosfera è molto meno "folkloristica" e più commovente.

Higher Than Hope, scritta a quattro mani con Marco Hietala, è la canzone che chiude Once.
Si tratta di una ballata, dedicata a un amico dei Nightwish recentemente scomparso.
Anche in questo caso la canzone si suddivide per lo meno in due parti, una introduttiva, nella quale i ruoli principali sono affidati alla chitarra acustica e al canto, una che comprende il ritornello, che esplode improvvisamente, sostenuto dal martellare lento ma costante della cassa (quasi a voler dare l'impressione di un passo affaticato).
Vi è poi un intermezzo strumentale, con in sottofondo una voce registrata, che porta a una parvenza di conclusione. In realtà, invece, viene ripetuto il ritornello fino a giungere al vero e proprio finale.


Qualche considerazione a proposito del titolo Once, una parola che di per se vuol dire tutto e niente, ma che è comunque molto evocativa e la cui interpretazione è sicuramente soggettiva.
Di certo c'è che questa parola viene ripetuta molte volte (ad esempio in Dark Chest of Wonders e anche in Nemo) e che ha il potere di trasportare l'ascoltatore di volta in volta a una dimensione fiabesca, piuttosto che nel passato.
L'artwork dell'album, di cui abbiamo ampiamente parlato nei nostri approfondimenti, riprende un vero monumento, che si chiama Angel of Grief e si trova al cimitero protestante di Roma.
La confezione dell'edizione limitata (disponibile fino a esaurimento scorte) ha una particolarità: il cd è infilato in una custodia in plastica azzurra, con la scritta Nightwish e con un buco sul davanti, attraverso il quale si vede il booklet del cd, sul quale è raffigurato solamente l'angelo.

 

 

Tracklist:

01. Dark Chest Of Wonders
02. Wish I had An Angel
03. Nemo
04. Planet Hell
05. Creek Mary's Blood
06. The Siren
07. Dead Gardens
08. Romanticide
09. Ghost Love Score
10. Kuolema Tekee Taiteilijan
11. Higher Than Hope

4:28
4:05
4:36
4:38
8:29
4:45
4:28
4:58
10:02
3:58
5:35

 

Tweet
< Prec.   Succ. >
 

Nightwish-Italy, Powered by Joomla! and designed by SiteGround Joomla Templates

Valid XHTML and CSS.