• Forum
  • YouTube
  • Myspace
  • Gallery
  • Facebook

Menu Principale

  • Home
  • Biografia
  • Membri
  • Discografia
  • Testi
  • Traduzioni
  • Recensioni
  • Nightmail
  • Studio Diary
  • Tour Info
  • Approfondimenti e Curiosità
  • Interviste
  • Archivio News
  • Web link
  • Photogallery
Facebook MySpace Twitter RSS Feed 

Cerca in Nightwish Italy


Immagine casuale

angels_fall_first_80.jpg

Designed by:
web hosting

Notizie flash

Collegati al Forum per commentare le ultime novità e conoscere altri fan dei Nightwish

Listening Session di Imaginaerum
Discografia - Recensioni

 

Settembre 2008: insieme ad un gruppo ben nutrito di Wishers, ma soprattutto di amici, mi trovavo a Helsinki per lo show finale del Dark Passion Play tour, al termine del quale i Nightwish ci salutavano con la frase “Thank you, see you in 2011!”… Una data che sembrava così lontana, ma che alla fine è giunta così in fretta. Tante cose sono successe, Jukka e Anette hanno avuto dei bambini, Marco ha partecipato a diversi show televisivi in Finlandia, Emppu si è dedicato al suo studio di registrazione… e Tuomas si è rifugiato nella campagna finlandese per dare vita a Imaginaerum.

Cosa aspettarsi dopo Dark Passion Play? Difficile farsi un’idea, anche perché ormai sono abituata al fatto che ogni previsione prima dell’uscita di un nuovo album dei Nightwish viene puntualmente smentita. Con questi pensieri per la testa mi accingo a partecipare all’ascolto in anteprima di Imaginaerum, avvenuto ieri a Milano alla presenza di tutte le principali testate web e cartacee del settore. Quello che segue è un tentativo di mettere ordine nei pensieri che ho buttato giù mentre ascoltavo il disco per la prima (e purtroppo unica! ) volta. Come potete immaginare è ben difficile descrivere la musica a parole, per cui sarò costretta a ricorrere a paragoni e citazioni di altri brani o gruppi, nell’intento di farmi capire meglio… Sperando che questo mi aiuti a fare chiarezza e non ingeneri invece speculazioni ingiustificate. Fatte le doverose premesse è ora il momento di entrare nel magico mondo di Imaginaerum…

E ci entriamo come farebbe un bambino, dando la carica al suo carillon. E’ questo l’attacco di Taikatalvi, dove il protagonista è Marco, che, cantando in Finlandese una sorta di filastrocca o ninna-nanna sembra proprio volerci narrare una storia. Il suo cantato è a tratti quasi recitato e supportato da maestosi tamburi e lascia poi spazio a una maestosa orchestra e ad epici cori verso il finale… che termina poi sfumando nel primo singolo di Imaginaerum: Storytime.

Qui ritroviamo i Nightwish più tradizionali, con un brano ritmato, tirato (un po’ come Escapist) e con un ritornello che non può che entrare in testa e rimanerci piantato. Insomma, la scelta ideale come singolo, anche perché riprende la continuità con la proposta musicale dei Nightwish. Da subito troviamo una Anette molto più a suo agio, con un brano tagliato su misura per lei. Le strofe si snodano su una scala minore melodica, risultando un po’ bizzarre al primo ascolto. Il maestoso bridge orchestrale ricorda le atmosfere di Once, ma ancora più pieno (ci saranno un’infinità di tracce sovrapposte!) fino ad arrivare alla conclusione, con vocalizzi molto belli.

Con Ghost River finalmente ci accorgiamo che c’è anche Emppu, che attacca con un bel riff che ricorda un po’ il metal old school. Anche qui inizia a cantare Anette, ma poi interviene Marco quasi in growl, con una voce cattivissima e molto convincente. Le linee vocali sono particolari e spesso dissonanti e mi fanno venire in mente l’immagine di copertina del disco. Verso la parte finale troviamo ancora pesanti riff di chitarra e un coro di bambini, che lascia poi il posto ad Anette accompagnata solamente dall’orchestra e infine ancora a Marco, che, insieme al coro di bambini dà vita a un finale che suona un po’ “diabolico”.

La prima vera sorpresa del disco è Slow, Love, Slow, introdotta da un delicato pianoforte, che per un istante fa pensare a una Ever Dream o Nemo… ma poi si sente subito un piatto di batteria delicatamente accarezzato da Jukka e un basso che pare più un contrabbasso… pare di vedere i nostri eroi con i loro completi anni ‘30 e i capelli impomatati… Il canto di Anette è molto ammaliante e ammiccante e si unisce a quello di marco nel dolcissimo ritornello. Dolce, ma non triste. Troviamo qui praticamente l’unico assolo di chitarra del disco, ma non aspettatevi niente di classico: per il suono, innanzitutto, molto effettato (un po’ alla Santana) e completamente calato nel mood del brano. Per come suona, potrebbe benissimo essere un assolo di sax, ed è sicuramente uno dei momenti topici del disco, così come il finale, con Anette che si lancia su linee blues molto sexy e piene di sentimento, che le sono decisamente congegnali. Un ticchettio di orologio nel finale sfuma e siamo già al brano successivo: I Want My Tears Back. Ecco un nuovo cambio di registro. Come definire questo pezzo? Posso osare paragonarlo a un mix tra Bye Bye Beautiful e Last of The wilds, con un tocco di Moondance, perché gli elementi principali sono, da un lato il ritmo molto cadenzato con la grinta di Marco alla voce e dall’altro la presenza di Troy Donockley. L’architettura del pezzo è sostenuta dai consueti riff di Emppu e sulle strofe troviamo Anette e Marco. Ascoltiamo poi una bella parte strumentale di cornamusa e battiti di mani, come una impetuosa giga folk.

Un valzer un po’ strampalato con le voci dei bambini, che ricordano un po’ la famosa filastrocca che chi ha visto il film Profondo Rosso non può non conoscere (School of Night dei Goblin per essere precisi), e che termina in una suspance corale/orchestrale fa da intro a Scaretale, uno dei miei pezzi preferiti. Il brano si snoda su una cavalcata di batteria e orchestra e di una serie di strumenti particolari da riascoltare meglio. L’impressione che ho avuto è che ci fosse anche un clavicembalo con effetti elettronici. Anette canta in modo molto grintoso e dimostra appieno ciò che i Nightwish volevano dire quando hanno usato il termine “Storyteller’s voice”. A tratti riesce quasi a sembrare una streghetta. Anche Marco sfodera un pesante vocione molto recitato, che mi ha ricordato i brani delle colonne sonore dei film Disney o anche un musical. Sembra inseguire e incalzare l’ascoltatore e le risatine diaboliche di Marco e del coro dei bambini sono il tocco finale.

Si passa poi ad Arabesque che è un brano con solo coro e orchestra. Una danza di una tribù del deserto, con tamburi, percussioni e battiti di mani. Chiudo gli occhi e mi sembra di sorvolare mondi lontani, deserti, cammelli, minareti…

Turn Lose The Meirmaids è il brano che mi ha colpita di più in assoluto, ma allo stesso tempo mi viene difficile descriverlo. Nella parte iniziale troviamo Anette e Troy Donockley, con un brano che ricorda da un incontro tra Kate Bush e i Blackmore’s Night. Troviamo atmosfere folk, ma poi come in un baleno siamo trasportati nel lontano west, con un bridge che pare tratto da una colonna sonora di un film di Sergio Leone. Il finale è invece affidato a un violino folk.

Rest Calm è un brano abbastanza lungo che ci riporta i riffoni di chitarra tipicamente Nightwish e pare svilupparsi come un classico pezzo di Once… solo che a un certo punto improvvisamente arriva la calma, con un canto molto più dolce e tranquillo. Il ritmo poi riprende e l’alternanza si ripete. In seguito interviene ancora il coro dei bambini insieme ad Anette con un suono dolcissimo. Riesco a captare la frase “resting in a dream” e in effetti questo è proprio l’effetto che questa parte ottiene. Nel finale abbiamo invece dei vocalizzi molto alla Tarot di Marco e Anette.

Troviamo nuovamente un brano acustico con The Crow, The Owl, and the Dove, musicata da Marco, che qui canta sovrapposto ad Anette in modo molto soft e dolce. Fa pensare a una storia d’amore fantasy, con i due protagonisti che si trovano lontani ma allo stesso tempo uniti. In questo brano non può mancare Troy Donockley e l’impressione è quella del volo degli uccelli che compongono il titolo del pezzo.

Conosciamo ormai tutti l’intro di Last Ride Of The Day, sebbene sia stato pubblicato in versione remixata come inno della squadra di baseball finlandese di Kitee. L’originale è molto simile e le strofe si snodano sula medesima melodia. Pomposa ma non pesante, ricorda un po’ Romanticide, ma con elementi particolari, come per esempio un intermezzo orchestrale molto interessante e una linea vocale che mi fa pensare immediatamente alla cover di The Heart Asks Pleasure First, ovviamente nella versione Nightwish, che non è ancora stata pubblicata per problemi burocratici che speriamo si risolvano presto.

Song of Myself richiama il poema di Walt Whitman ed è divisa in quattro parti. Data la lunghezza necessita di diversi ascolti per poter essere assimilata. La prima parte, From a Dusty Bookshelf, è un intro orchestrale, mentre poi la versatile voce di Anette che ci parla di un usignolo ancora chiuso in gabbia e dà inizio a All That Great Heart Lying Still. Abbondano le citazioni che riguardano Tuomas, tra tutte la frase “It’s the same old dead boy’s song”… Si passa poi a Piano Black, che ha un cantato più calmo e nella quale la frase che mi è rimasta impressa è “Piano black over glancing waters”. Love consiste invece in un poema recitato da diverse voci, molto sentito, con un sottofondo di orchestra. Per questa parte penso sia meglio commentare una volta in possesso del testo, in quanto è molto difficile dare un giudizio dopo un unico ascolto. L’unica impressione che mi sento di condividere è che mi ha ricordato per certi versi l’introduzione parlata di Elvenpath e la parte recitata di Dead Boy’s Poem fuse insieme.

Il viaggio si chiude con Imaginarium, un brano strumentale che racchiude l’orchestra maestosa, ma anche delicati arpa e flauto. In un certo senso questo pezzo condensa tutto ciò che abbiamo ascoltato finora, riprendendo i temi principali in una sorta di suite conclusiva, che comprende una rilevante parte strumentale di cornamusa.

Una volta concluso l’ascolto ho avuto da subito la tentazione di far ripartire il disco e risentirlo da capo… Ci sono una miriade di informazioni che non si possono metabolizzare in un unico ascolto e inoltre, a eccezione di Storytime, i brani non risultano molto immediati. Sono comunque rimasta entusiasta di quanto ho ascoltato, sia perché ci sono moltissimi elementi folk e acustici che trovo bellissimi accostati alla musica dei Nightwish e poi per la varietà che contraddistingue i singoli brani. Inoltre il mood positivo rende decisamente piacevole l’ascolto.

La via che i Nightwish hanno deciso di seguire è tracciata e se Dark Passion Play era l’album della svolta, Imaginaerum è una bellissima conferma: non vedo l’ora di perdermi di nuovo in questo fantastico mondo immaginario.

 

 

Tweet
Succ. >
 

Nightwish-Italy, Powered by Joomla! and designed by SiteGround Joomla Templates

Valid XHTML and CSS.